LOST – Misteri e giochi psicologici sospesi nel tempo
Il fortunato serial americano continua a generare fans e appassionati i quali, numerosi, attendono con fervore e suspance la sesta ed ultima serie. Lo strepitoso successo conquistato abbraccia tutti gli elementi di cui una serie televisiva deve avvalersi ma che spesso non riesce a soddisfare nella totalità: le scenografie, realizzate tutte nell’isola hawaiana di Oahu in grado di tuffarci in contesti spazio-temporali disparati; la fitta narrazione strutturata in schemi ben precisi composti di una trama orizzontale, verticale e trasversalmente coincidenti con gradualità nei passaggi tra passato e futuro; ma soprattutto i personaggi, le loro storie in un gioco di interessanti e appassionati intrecci emotivi, i loro nomi implicitamente riferiti ad una cultura filosofica, scientifica, ma anche letteraria e religiosa; i sogni e le visioni nonché i diversi temi affrontati che appaiono ragionevolmente come le chiavi di accesso alla soluzione finale (rapporto padre-figlio, la redenzione, l’uomo in continuo conflitto tra bene e male, ma anche la malattia inflitta e soprattutto i numeri dell’immaginaria formula del matematico Valenzetti in grado di stabilire temporalmente la fine dell’umanità).