Per quanto intriganti ed inquietanti siano le future applicazioni della nanotecnologia oggi come oggi si cerca di utilizzarla su prodotti industriali che possono avere da subito un grosso impatto nelle nostre vite. Consideriamo ad esempio le cellule fotovoltaiche:
Nel 2002 l’università di Berkeley, California, annuncia di aver messo a punto la prima generazione di celle solari fotovoltaiche plastiche, estremamente flessibili, facili da produrre e talmente duttili da essere spalmate come una pasta o vernice su qualsiasi dispositivo. Purtroppo la sua efficienza è molto inferiore alle celle solari in silicio.
L’anno successivo la Sheral Solar, società canadese, realizza delle celle solari su supporto flessibile costituite da migliaia di economiche perline di silicio, derivate dallo scarto dell’industria dei microprocessori.
Ogni perlina funziona come una minuscola cella, assorbendo la luce del sole e convertendola in elettricità.
Un altro passo in avanti viene fatto nel 2005. L’Università di Toronto mette a punto una pellicola plastica formata da quantum dot (nano cristalli semiconduttori) in grado di catturare anche le radiazioni infrarosse provenienti dal sole. Il dispositivo si può spruzzare come una vernice su qualsiasi materiale e generare energia elettrica anche quando il cielo è coperto. Un vestito ricoperto di questo materiale potrebbe alimentare un telefono cellulare o altri apparecchi wireless.
2008: Fabio Cappelli, Antonio Maroscia e Stefano Segato dell’Istituto per lo studio dei materiali nano-strutturati del CNR di Bologna realizzano e brevettano un nuovo prodotto spalmabile come una vernice in grado di trasformare la luce del sole in energia. Il composto è privo di silicio e quindi molto economico rispetto ai normali pannelli solari.
Vengono stesi 4 tipi diverse di “vernice” che raggiungono dimensioni da 400 nanomicron a 1 micron. 50 metri quadri di parete trattati con questo composto rendono 3 kW di energia. Presto verrà commercializzato dalla società austriaca BleinerAG con il nome di Photon Inside. Il prodotto è economico, non ha impatti ambientali o architettonici, si applica ovunque, resiste agli agenti atmosferici ed è impossibile da rubare.
Come abbiamo visto la realizzazione di un prodotto commercializzabile che sfrutta la nanotecnologia è stato sviluppato in sei anni circa , tra il 2002 ed il 2008.
Altri studi su campi diversi, primo tra tutti quello della medicina, stanno procedendo altrettanto velocemente e, più le ricerche si moltiplicano, più si scoprono nuove nano strutture dalle grandi potenzialità. Come ad esempio lo studio dell’Università di Rice (Huston) che ha recentemente scoperto la capacità da parte di nanoparticelle di metallo e carbonio d’intrappolare goccioline di petrolio nell’acqua. Queste formano minuscole sacche sferiche che rilasciano il loro carico se sottoposte a luce ultravioletta e campi magnetici. Una scoperta che potrebbe essere utilizzata per bonificare zone inquinate dal petrolio recuperandolo.
Come abbiamo visto la nanotecnologia offre grandi benefici, ma dev’ essere assolutamente regolamentata per evitare che si trasformi in un mostro che letteralmente ci divora senza lasciarci scampo. Come potrebbe farlo?
La rivoluzione Nanotecnologica post 2012
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