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IL CODICE DI DRESDA (CODEX DRESDENIS)

 

E’ il manoscritto idiografico Maya più conosciuto perché più rilevante da un punto di vista del messaggio contenuto. E’ composto da 74 pagine (cm.350X20X9) che rappresentano una vera e propria opera d’arte pittorica del tempo che è stata fatta risalire al periodo classico. Si ritiene che il manoscritto pervenuto sino a noi, rappresenti una copia realizzata nel periodo post classico probabilmente ad opera di 3 mani differenti per vie di spiccate differenze stilistiche riscontrate.

Il codice riporta temi religiosi e pratiche divinatorie, ma anche contenuti astronomici, come le previsioni delle eclissi solari e lunari ed il moto orbitale di Venere. Una parte intera è poi dedicata all’influenza della dea Luna sulle malattie e sulle nascite ed altre a Chaak, dio della pioggia e la sua adorazione per favorire il clima e i raccolti.

Intorno a questo testo sono orbitati e continuano a girare diversi nomi tra studiosi e curiosi che si sono attivati nella ricerca di un sistema di interpretazione delle tavole, ma solo l’arguzia, la costanza e la grande passione di un singolo personaggio hanno potuto legare per sempre il codice di Dresda al nome di Ernst Forstermann, impiegato della biblioteca di Dresda in cui fu depositato il manoscritto nel 1744 dal Direttore Johann Christian Götze che lo acquistò 5 anni prima da un viennese mai identificato.

Dopo un lungo lavoro, nel 1887, Forstermann riuscì a decifrare una parte del calendario Maya grazie ad indicazioni decodificate all’interno del codice di Dresda. E fu proprio lui a compiere “letteralmente” il lungo computo o lungo conto che gli ha permesso di stabilire una data di fine del calendario (il terzo calendario Maya, chiamato, appunto, il Lungo Computo) dal punto di partenza cronologico Maya (13 agosto del 3114 a.C). Il 21 dicembre 2012, appunto.

 

 

 
 

 
 

E’ l’ultima pagina del codice che ci offre utili spunti riflettendoci l’immaginazione e l’immagine Maya sulla fine del mondo, una pagina in cui si riversa una gran quantità di acqua distruttrice del pianeta, acqua che avanza fuoriuscendo dai vulcani, dal sole, dalla luna producendo un buio profondo che spegne la luce.

La terra tornerà dunque alle origini, sarà nuovamente un mondo sotterraneo al di sotto di distese azzurre?

Perché, dopo oltre 70 pagine tra antiche credenze scientifiche su Venere, rituali espressivi di una civiltà evoluta, ciò che ci viene divulgato del codice di Dresda è soprattutto (se n”non solo”) la visione apocalittica dell’acqua dell’ultima pagina?

E’ facile attualizzarla. E quando la distanza di secoli riesce ad allentarsi attraverso le coincidenze o casualità che prendono a verificarsi proprio vicino alla data predetta, è probabile che la suggestione si impossessi del senso comune. Global warming, innalzamento degli oceani, tzunami ripetuti, altre catastrofi recenti come quella di New Orleans, l’inondazione recentissima avvenuta a casa nostra, diventano, a ragione, solamente la punta dell’iceberg  delle conseguenze dei sempre più temuti mutamenti climatici che nasconde gravi sconvolgimenti planetari.

 
 
 

Il codice di Dresda ci aiuta dunque a tradurre il terzo calendario Maya - Lungo Computo - quello che colloca nel 2012 non la fine del mondo, ma la fine di un grande ciclo temporale.

Mentre per noi il tempo è una linea retta che parte da un punto X per continuare presumibilmente all’infinito, i Maya credevano alla ciclicità del tempo per cui un evento verificatosi in passato si ripete “ciclicamente”.

Il Lungo Computo utilizza cinque periodi temporali, o cicli:

-          1 giorno = 1 kin (giorno)

-          20 giorni = 1 uinal (mese vago)

-          360 giorni = 1 tun (anno vago)

-          7.200 giorni = 1 katun (19,7 anni)

-          144.000 giorni = 1 baktun (394.26 anni)

 

Il lungo computo misura il tempo dalla nascita mitica della civiltà Maya, avvenuta l'11 o il 13 agosto 3114 a.c. del calendario gregoriano e quella conclusiva del 4° ciclo (corrispondente al 13.0.0.0.0) dovrebbe cadere il 21 o il 23 dicembre 2012: 13.0.0.0.0 = 21.12.2012 perché ogni ciclo è di 13 baktun.

Infatti secondo i Maya esistono 5 ere cosmiche (dell’Acqua, Aria, Fuoco, Terra e Oro), ciascuna delle quali corrisponde alla durata complessiva di una civiltà. Ogni era ha una durata di 5123,36 anni e la sua fine è segnata da catastrofi ambientali. Attualmente ci troviamo nell’ultima era che viene descritta come una fase di passaggio, segnata da grandi cambiamenti e in cui l’uomo riprenderà coscienza di sé stesso.

 

Inoltre la data fatidica del 21.12.2009, sembra già essere segnata da alcune coincidenze particolari a livello astronomico. L’asse terrestre avrà percorso un giro completo attorno al proprio centro di rotazione secondo la precessione degli equinozi (25625 anni), e la terra insieme al sole avrà compiuto un anno galattico della durata di 25560 anni, due fenomeni che per i Maya coincidevano con la fine di una civiltà.


Ritornando al Codice di Dresda, la cui importanza è l’aver fatto da “intermediario” per la decifratura del Lungo Computo, va aggiunto che non ha avuto vita tranquilla e soprattutto gli eventi in concomitanza alla Seconda guerra mondiale hanno portato ad elaborarne copie e facsimili che sono ancora dei riferimenti importanti per lo studio del codice. Qui ricordiamo i seguenti esemplari:

-          Quello ad opera di, Alexander von Humboldt pubblicato "Vues des Cordillères" 1810 che comprende pp. 47, 48, 50, 51, 52 con buona resa dei colori. Sembra che vi siano copie di questo libro in vendita a partire da $ 93.000 ed arrivare anche più di $ 25.000.

-          Quello legato al nome dell’italiano Agostino Aglio che intorno al 1825 ha analizzato il codice per Lord Kingsborough. L’opera è in bianco e nero ed è stata usata per la pubblicazione di “Antichità del Messico” pubblicata in 9 volumi.

-           Quella più rara e ricercata di Ernst Forstemann, con due pubblicazioni (una nel 1880 e la successiva nel 1882).

-          Nel 1932, William E. Gates ha pubblicato un altro fac-simile del codice. Pur non essendo la copia più conforme all’originale, sembra essere molto divertente e colorato.

-          Nel 1975 l’Akademische Druck-u Verlagsanstalt, di Graz (Austria), produsse un fac-simile con il commento di Helmet Deckert e Ferdinand Anders. Le pagine danneggiate dalla guerra sono qui riprodotte in un opuscolo di accompagnamento (elaborato da Forstemann).

Vittoria Citarelli

 

 

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