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Il codice di Dresda ci aiuta dunque a tradurre il terzo calendario Maya - Lungo Computo - quello che colloca nel 2012 non la fine del mondo, ma la fine di un grande ciclo temporale.
Mentre per noi il tempo è una linea retta che parte da un punto X per continuare presumibilmente all’infinito, i Maya credevano alla ciclicità del tempo per cui un evento verificatosi in passato si ripete “ciclicamente”.
Il Lungo Computo utilizza cinque periodi temporali, o cicli:
- 1 giorno = 1 kin (giorno)
- 20 giorni = 1 uinal (mese vago)
- 360 giorni = 1 tun (anno vago)
- 7.200 giorni = 1 katun (19,7 anni)
- 144.000 giorni = 1 baktun (394.26 anni)
Il lungo computo misura il tempo dalla nascita mitica della civiltà Maya, avvenuta l'11 o il 13 agosto 3114 a.c. del calendario gregoriano e quella conclusiva del 4° ciclo (corrispondente al 13.0.0.0.0) dovrebbe cadere il 21 o il 23 dicembre 2012: 13.0.0.0.0 = 21.12.2012 perché ogni ciclo è di 13 baktun.
Infatti secondo i Maya esistono 5 ere cosmiche (dell’Acqua, Aria, Fuoco, Terra e Oro), ciascuna delle quali corrisponde alla durata complessiva di una civiltà. Ogni era ha una durata di 5123,36 anni e la sua fine è segnata da catastrofi ambientali. Attualmente ci troviamo nell’ultima era che viene descritta come una fase di passaggio, segnata da grandi cambiamenti e in cui l’uomo riprenderà coscienza di sé stesso.
Inoltre la data fatidica del 21.12.2009, sembra già essere segnata da alcune coincidenze particolari a livello astronomico. L’asse terrestre avrà percorso un giro completo attorno al proprio centro di rotazione secondo la precessione degli equinozi (25625 anni), e la terra insieme al sole avrà compiuto un anno galattico della durata di 25560 anni, due fenomeni che per i Maya coincidevano con la fine di una civiltà.
Ritornando al Codice di Dresda, la cui importanza è l’aver fatto da “intermediario” per la decifratura del Lungo Computo, va aggiunto che non ha avuto vita tranquilla e soprattutto gli eventi in concomitanza alla Seconda guerra mondiale hanno portato ad elaborarne copie e facsimili che sono ancora dei riferimenti importanti per lo studio del codice. Qui ricordiamo i seguenti esemplari:
- Quello ad opera di, Alexander von Humboldt pubblicato "Vues des Cordillères" 1810 che comprende pp. 47, 48, 50, 51, 52 con buona resa dei colori. Sembra che vi siano copie di questo libro in vendita a partire da $ 93.000 ed arrivare anche più di $ 25.000.
- Quello legato al nome dell’italiano Agostino Aglio che intorno al 1825 ha analizzato il codice per Lord Kingsborough. L’opera è in bianco e nero ed è stata usata per la pubblicazione di “Antichità del Messico” pubblicata in 9 volumi.
- Quella più rara e ricercata di Ernst Forstemann, con due pubblicazioni (una nel 1880 e la successiva nel 1882).
- Nel 1932, William E. Gates ha pubblicato un altro fac-simile del codice. Pur non essendo la copia più conforme all’originale, sembra essere molto divertente e colorato.
- Nel 1975 l’Akademische Druck-u Verlagsanstalt, di Graz (Austria), produsse un fac-simile con il commento di Helmet Deckert e Ferdinand Anders. Le pagine danneggiate dalla guerra sono qui riprodotte in un opuscolo di accompagnamento (elaborato da Forstemann).
Vittoria Citarelli
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